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PROBLEM SOLVING E CREATIVITA':
parametri di design per un metodo

di Roberto Luperini


Nel campo delle così dette tecniche di problem solving come in quello delle tecniche creative si incontrano molte diversi approcci a volte tra loro molto distanti. Cercando di individuare quale fosse il metodo "migliore" da offrire ai nostri clienti e da condividere con i partecipanti ci siamo chiesti: è possibile individuare dei parametri che permettano di selezionare il miglior design di un metodo di creatività e problem solving?

In fondo non è un'impresa così inusuale, ad esempio, quale che sia il linguaggio tecnico che utilizziamo, noi cercheremo di capire se un certo corso di formazione sia: comprensibile, concreto, memorizzabile, accettatibile, e giudicheremo un corso alla luce di questo parametri.

Per cercare questi parametri saremo costretti, si fa per dire, a ragionare sul processo creativo (che è bene premetterlo è inscindibile dalla capacità di risolvere i problemi in modo originale: il problem solving) e a rispondere ad altre domande, come, ad esempio :

1) Cosa impedisce l'espressione delle capacità creative?

2) esistono metodi o modalità operative in grado di rimuovere questi impedimenti?

3)Esistono metodi efficaci nei tempi concessi a queste attività dal lavoro?

Risoluzione creativa dei problemi

Una buona notizia è che il processo, diciamo così, naturale di problem solving e di creatività è sufficientemente chiaro da trovare descrizioni molto vicine. Questo si compone di quattro fasi logiche: innesco, incubazione, ideazione, elaborazione. Qui le riduciamo a tre considerando l'ideazione semplicemente la conclusione dell'incubazione.

Innesco:
il problema viene affrontato, non si riesce a risolverlo con le soluzioni abituali e vi è una forte motivazione a risolverlo altrimenti viene rapidamente dimenticato

Incubazione - Ideazione:
Incubazione è una fase in cui non ci si occupa , almeno coscientemente, del problema, si conclude quando viene in mente un'idea che potrebbe risolvere il problema e questa è l' ideazione. Questo tipo si soluzioni sono quelle che fanno esclamare "aah", eureka e simili, l'idea sembra magicamente arrivare dal cielo.

Elaborazione:
l'idea così come viene in mente è spesso "grezza" e non direttamente applicabile. Si tratta adesso di raffinarla e svilupparla tecnicamente e praticamente.

A questo punto interessante notare che delle quattro fasi due hanno riconosciuti metodi di supporto:

E' interessante notare che per molti mestieri e le professioni esistono metodi consolidati per gestire innesco e elaborazione anzi a queste è dedicato ampio spazio all'interno di ogni corso di studio.

L'innesco si avvale di tutti gli strumenti di analisi tipici di un determinato problema: analisi di mercato per il marketing, rilievi geologici per una costruzione, analisi dei bisogni per la formazione, e così via

Per l'elaborazione esistono molti razionali di sviluppo progetto: project management in ambito tecnico, la sperimentazione in ambito farmacologico, implementazione nel miglioramento processi e così via.

Incubazione e l'illuminazione, le due fasi potenzialmente a maggior valore aggiunto, restano tanto misteriose da non essere oggetto dei consueti studi universitari che preparano all'attività manageriale, salvo recenti eccezioni in campo ingegneristico.

Questo in parte è giustificato dal fatto che diverse scuole di "creatività" hanno affrontato questo tema con approcci a volte molto diversi almeno e prima vista.

Se volete …

Vi propongo tre esercizi tra quelli che sono stati utilizzati per eseguire esperimenti sul problem solving e che sono discussi di seguito nel testo. Forse sarà divertente cimentarsi nell'impresa prima di vedere le conclusioni degli autori:

1. Pensate all'ultima volta che avete avuto un'idea creativa ovvero a quando vi è venuta in mente la soluzione di un problema, l'idea di un prodotto o di una campagna, una nuova organizzazione di un corso ecc. Cosa stavate facendo? dove eravate?

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2. Immaginate di trovarvi tra due corde appese al soffitto e che raggiungono terra. Se vi ponete al centro tra le due corde, a braccia aperte vi mancano 30 centimetri per parte a toccarle. Il vostro scopo è annodare i due capi delle corde tra loro. Avete a disposizione: un rospo di gomma, sei puntine da disegno, una forbice e un pacchetto di sigarette vuoto. Come fate?

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3. Siete in un bosco, in riva ad un fiume, volete far bollire dell'acqua per cuocere delle uova. Con voi avete una accetta, un coltello, ed una scatola di fiammiferi. Potete usare un recipiente di legno ma sul fuoco si brucia. Come fate a far bollire l'acqua usando questo recipiente?

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La psicologia Gestalt



Le due idee maggiormente dimostrate sul tipo di attività che si svolge durante l'incubazione vengono dalla scuola della psicologia Gestalt e sono riconducibili a due teorie: fissazione funzionale e assimilazione opportunistica. Gli spunti sia per lo sviluppo della teoria della fissazione, che sull'assimilazione opportunistica vennero da un esperimento compiuto nel lontano 1931.¹


In questo esperimento i partecipanti erano invitati ad annodare tra loro i capi di due corde poste ad una distanza superiore a quella delle braccia.

Tra i vari oggetti proposti per la soluzione vi era una forbice. Pochi partecipanti riuscivano ad individuare la soluzione (legare la forbice alla corda per farla oscillare ampiamente e riuscire ad afferrarla) durante il tempo concesso.

Successivamente il concetto di fissazione funzionale fu ulteriormente dimostrato e sviluppato² dimostrando che i solutori sono fuorviati da inutili associazioni sull'uso degli strumenti disponibili per affrontare il problema. L'incubazione servirebbe ad attenuare i legami tra gli strumenti e l'uso più consueto degli stessi.

Il fatto notevole è che se lo sperimentatore urta "casualmente" una delle corde provocandone l'oscillazione la percentuale di successi raddoppia ma soprattutto buona parte dei partecipanti non è cosciente del fatto di aver avuto lo spunto dall'osservazione.

¹ Maier (1931)
² Dunker (1954)

Recenti acquisizioni sul problem solving

Effetto contesto

Sempre su questo filone ultimamente sono stati pubblicati vari lavori sul cosiddetto effetto contesto (Context Effect).

Storicamente esperimenti di questo tipo si basano sulla risoluzione di anagrammi, indovinelli ecc. con una sola soluzione, situazioni difficilmente comparabili con i casi reali: tecnici, commerciali, ecc.

Ci viene in aiuto una recente pubblicazione³, che indaga questo effetto partendo da problemi che possono essere risolti in modi diversi, ad esempio in uno dei test si proponeva di rispondere al seguente quesito: "siete in un bosco, in riva ad un fiume, volete far bollire dell'acqua per cuocere delle uova. Con voi avete una accetta, un coltello, ed una scatola di fiammiferi. Potete usare un recipiente di legno ma sul fuoco si brucia. Come fate a far bollire l'acqua usando questo recipiente?"

Al gruppo di controllo veniva chiesto di risolvere il problema dopo la sola descrizione verbale agli altri veniva proposta una immagine del tipo di quella riportata a fianco.

Questo secondo gruppo non solo risolveva più spesso il problema in modo corretto (63% contro 41%) ma tra le varie soluzioni consistenti nell'immergere un oggetto caldo nell'acqua (coltello, accetta o sassi) la frequenza con cui veniva scelti i sassi, che al contrario dell'accetta e del coltello compaiono nell'immagine, era cinque volte più frequente (36% contro 7%).

³B. Kokinov e M. Yoveva (1996)

Persone creative

Harvard University Carson SH, Peterson JB, Higgins DM (2003) affrontano la questione da tutt'altra angolazione ponendosi l'antica domanda su cosa distingua le persone ritenute altamente creative da altre. In particolare hanno verificato se la differenza non fosse imputabile ad un diverso grado di LI (Latent Inibition, inibizione latente). Per definizione si tratta della capacità di escludere dalla coscienza gli stimoli ritenuti irrilevanti.

La scoperta è che le persone ritenute molto creative, oltre ad un elevato quoziente Intellettivo, presentano una LI fino a sette volte inferiore a quelle ritenute meno creative.

Storicamente bassi livelli di LI erano ritenuti associati a stati psicotici o ad alti livelli di stress.

Le conclusioni degli autori possono essere così sintetizzate:

Perché funzioniamo così?

La domanda è spontanea e qui siamo comunque nel campo delle ipotesi poco dimostrabili. Mi pare che le diverse spiegazioni convergano verso un principio che chiamerei "economico". Nell'attività di tutti i giorni affrontiamo centinaia di potenziali problemi di cui conosciamo la soluzione, da come aprire la porta di casa, a come accendere il fuoco e così via.

La prima cosa che fa la nostra mente sembra essere quella di indurci a considerare la soluzione che ci è più abituale. Se questa soluzione non funziona a livello cosciente ci "arrendiamo", mentre, a livello inconscio, iniziamo a cercare stimoli e spunti ovunque possano essere trovati. Quando questi stimoli ci conducono ad un'idea che potrebbe risolvere il problema ne diventiamo coscienti.

I luoghi della creatività


Un interessante contributo viene da questa piccola indagine, svolta in USA ma i cui risultati possono facilmente essere validi per l'Europa. La domanda era: "quando e dove hai idee creative?".

La cosa più interessante è che le due attività che possono essere ricondotte ad uno sforzo intenzionale nella direzione di un "pensiero creativo" (calmandosi intenzionalmente e interagendo con particolari persone) non hanno valori particolarmente elevati, per contro sembrerebbe che attività che escludono una attività mentale mirata favoriscano l'elaborazione di idee originale.

Da spunti analoghi prendono le mosse i metodi(4) basati sulla separazione delle attività divergenti, libera produzione di idee, esame del problema privo di preconcetti, esplorazione di soluzioni sviluppate in ogni possibile direzione e convergenti, che utilizza leggi matematiche, logiche, analisi e giudizio per selezionare ciò che ha valore o per dirla con De Bono(5), separare momenti di pensiero laterale da quelli dedicati al pensiero verticale.


In altre parole questi autori hanno dimostrato che se le persone sono messe in grado di separare i momenti in cui vengono esercitati giudizio e analisi da quelli in cui si fantastica, si azzardano ipotesi, si guardano le cose a partire dai punti di vista più disparati, si ottiene una maggior produzione "creativa".

 


(4) Guilford (1963)
(5) De Bono (1990)

Parametri di design dei metodi di problem solving

Da quanto visto un metodo che faciliti la risoluzione creativa di un problema deve avere le seguenti caratteristiche

Innesco dell'Incubazione

Stress calibrato

Motivazione
Amplificazione dell'effetto contesto reale
o diminuzione dell'inibizione latente (LI)

Considerato che fuori dalle realtà di laboratorio i problemi che si affrontano potrebbero richiedere soluzioni per cui nell'ambiente in cui manifestano non esistono soluzioni consideriamo tre tipi di contesti: reale, analogico, fantastico.

Reale
Analogico
Fantastico
Selezione delle idee
A livello di gruppo

Oltre a quanto visto se il processo di problem solving coinvolge un gruppo, sarà anche necessario che il team operi con:

Logica additiva

se usciamo dall'ambito sperimentale è chiaro che in un contesto tecnico o economico è conveniente che le soluzioni proposte siano molte e che si scelga la migliore o la più conveniente. Un buon esempio ce lo da l'esperimento sulla bollitura dell'acqua mentre per un campeggiatore sarà sufficiente recuperare la tecnica dell'uomo delle caverne che consisteva nell'arroventare delle pietre a aggiungerle nel recipiente, in azienda sarà invece desiderabile esaminare tutte le soluzioni (ad esempio arroventare l'accetta o il coltello) scegliendo poi quella più adatta. In sintesi si tratta di passare dalla logica dell'"x OPPURE y" (competitività tra le idee) a quella del "x E ANCHE y" (additività delle idee).

Sospensione della critica

Per gli stessi motivi visti sopra è bene che il gruppo accetti le idee anche quando non direttamente applicabili senza scartarle immediatamente, ogni idea può quanto meno contribuire ad allargare l'orizzonte delle opzioni sui possibili usi degli oggetti.

In sintesi a livello di gruppo dovrà essere condotto un buon esercizio di team building soggetto a specifiche regole di comportamento funzionali al processo di problem solving.
Metodi

A nostro parere i metodi che abbiamo scelto consentono di coprire la maggior parte delle esigenze aziendali e di lavorare potendo scegliere quello più adatto a seconda della circostanza. La tabella che segue esprime il nostro punto di vista su come i diversi metodi incontrino i diversi parametri.

Molti autori e società hanno fatto la facile scelta di adottare un metodo e di proporlo come "il migliore", "l'Unico", "il più adatto alle imprese".
e3 consultants
ha scelto di operare con tre diversi metodi dandone una propria lettura. Il motivo è facilmente spiegabile, siamo convinti che ogni sistema risulti soddisfacente per alcuni parametri di design e meno per altri, anticipando le conclusioni:
Facendo un esempio sul settore telefonico l'idea di lanciare i telefoni cellulari potrebbe facilmente essere nata in un contesto CPS, il passaggio da Etacs a GPS in una di TRIZ e le centinaia di problemi più o meno quotidiani della rete, così come quelli del riposizionamento dell'offerta o l'evoluzione dei diversi servizi utilizzando il TCS.

Metodo Parametro di design
Metodo
CPS SIT TRIZ
Stress calibrato XXXXX XXXXX XXX
Motivazione XXXXX XXXX X
Selezione XX XXXXX XXXXX
Effetto Contesto: reale X XXXXX XX
Effetto Contesto: analogico X XXX XXXXX
Effetto Contesto: fantastico XXXXX - -
Guida per la costruzione della soluzione XX XXXX XXXXX
Sospensione giudizio XXXXX XXX -
Logica additiva XXXX XXXX -
Possibilità di uso per gruppi eterogenei XXXXX XX -
Efficacia come tecnica individuale X XXXX XXXXX
Facilità di apprendimento XXXXX XXXX X


CPS

Forse il metodo più antico e consolidato, per intenderci è quello a cui si deve il termine Brainstorming. Il metodo ha un forte effetto di team building, si apprende facilmente, ha un razionale forte che mette in grado i partecipanti di sondare il problema e di sentirsi liberi di indagare la possibilità di soluzione in ogni direzione. Storicamente però ha generato molti più metodi efficaci di divergenza (libera produzione di idee) e meno di convergenza.

Schema

I partecipanti ad un gruppo di risoluzione attraversano le seguenti fasi logiche :definizione delI' Obiettivo (fine della risoluzione del problema), Fatti rilevanti, Problemi, Idee, Soluzione, Fattibilità (della soluzione).

Per ogni fase prima si procede ad una libera produzione di idee (Divergenza) poi alla selezione delle migliori (Convergenza).

Limiti

Principali vantaggi
Campi di applicazione elettivi

TRIZ

Nato in Russia ed in un ambiente ingegneristico e accademico è forse il metodo più strutturato. Prevede che venga ipotizzata una soluzione ideale, individuata la causa del problema applicata una soluzione astratta (anche ricavata da altri settori) e ricondotta alla situazione concreta. Si basa sul presupposto forte che in campo tecnologico tutte le soluzioni possono essere ricondotte ad una serie di concetti risolutivi.

Schema

Gli strumenti dell'attuale versione del TRIZ sono molti, ma schematizzando eccessivamente: definizione del Risultato Finale Ideale, individuazione della principale contraddizione, coppia di fattori, uno peggiorativo ed uno migliorativo dipendenti l'uno dall'altro. Per fare un esempio: all'aumentare della potenza (migliorativo) aumenta il peso (peggiorativo) di una apparecchiatura . Selezione della migliore soluzione.

Principali vantaggi

Limiti
Campi di applicazione elettivi

SIT

E' la novità nel campo dei metodi creativi. E' nato in Israele da una semplificazione (estrema) del TRIZ di cui conserva le logiche ma porta le euristiche di risoluzione da 30 a 5. E' in grado di sfruttare "l'energia dei gruppi" come il CPS. A queste due tecniche aggiunge l'idea di lavorare sugli elementi del "mondo chiuso", per definizione tutti gli elementi del problema e del suo ambiente. ed è quindi la più adatta a lavorare in logiche di miglioramento. E' ancora in una fase di differenziazione, dal metodo sono già nate diverse varianti: ASIT, USIT, ed il nostro TCS.

Schema

Descrizione sommaria del problema, descrizione del mondo del problema ("oggetti" del problema e del suo ambiente), applicazione dei tool: modificare la funzione, moltiplicare, dividere, rendere assimetrico, eliminare, test per la selezione della soluzione

Principali vantaggi

Limiti
Campi di applicazione elettivi

Facilitazione

La facilitazione di un gruppo di problem solving sembra essere a questo punto scontata: focalizzare il problema, permettere ai partecipanti di riconsiderare gli elementi del problema e del suo ambiente, dare stimoli, curare il processo di costruzione del gruppo. Per esperienza credo che ci sia un altro elemento essenziale: avere una profonda fiducia nella possibilità di trovare una soluzione ed una incrollabile fiducia nelle capacità di chi partecipa. E' una questione sottile ma a mio parere se i partecipanti non avvertono questo sentimento di fondo ed il problema è serio difficilmente si affideranno al facilitatore, come dice un mio collega " O vuoi bene ai partecipanti e hai fiducia in loro o non c'è tecnica che tenga".

Bibliografia

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